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venerdì 30 maggio 2014

Bankitalia svela la verità sulle manovre economiche di Renzi

Oggi, in occasione dell'Assemblea ordinaria dei Partecipanti al capitale, la Banca d'Italia ha emesso la consueta Relazione Annuale di fine maggio. In tale documento è contenuta un'ampia analisi dei principali sviluppi dell'economia italiana e internazionale nell'anno precedente e nei primi mesi di quello in corso, oltre ad altri dati circa la gestione e il bilancio della stessa Banca d'Italia (a questo link trovate l'intero report).

Il primo dato che emerge è che mentre nel 2013 tutte le principali economie mondiali, da quella statunitense a quella giapponese, hanno registrato una sensibile crescita del PIL, l'economia nell'area euro si è addirittura contratta dello 0,4%. La spiegazione è subito servita: se negli USA e in Giappone la domanda interna, negli ultimi 3 anni, è stata costantemente in rialzo grazie a politiche monetarie espansive, nell'area euro l'austerity ha letteralmente devastato i consumi interni (-1,1% nel 2013). Fin qui, comunque, niente di nuovo. Abbiamo ripetuto già fino allo sfinimento in questo blog che l'austerità, che ricordiamo a tutti consiste in tagli alla spesa pubblica e aumento della pressione fiscale, non fa altro che prelevare risorse dai cittadini per trasferirle al settore finanziario. Se strangoli i cittadini, ovviamente, i consumi scendono, le aziende chiudono, la disoccupazione aumenta, ecc... E il tutto mentre banchieri e tecnocrati ci rassicurano che ormai la crisi è al capolinea. Certo, come no. 

Però in tutto questo c'è un "lato positivo", come sottolinea la stessa Banca d'Italia. Se fai fatica ad arrivare alla terza settimana del mese, o meglio ancora se non hai neppure un reddito, non ti puoi più permettere di comprare un I-Phone all'anno, nè di cambiare PC o di andare in vacanza in luoghi esotici. In altre parole, crollano le importazioni. Questo da un lato fa sì che la bilancia dei pagamenti (differenza tra esportazioni e importazioni) dei Paesi dell'area euro resti positiva, ma dall'altro lato mette in ridicolo chiunque affermi che uscire dall'euro sarebbe una catastrofe perchè poi importare ci costerebbe molto di più. E' ora che qualcuno spieghi a questi economisti da talk show che le tragedie di cui ci minacciano, come rivela anche la stessa Banca d'Italia, si stanno già consumando sotto i nostri occhi. Anzi, non solo l'euro e l'austerità, rendendoci sempre più poveri, fanno crollare le importazioni, ma c'è anche un ulteriore fattore aggravante: il crollo dei consumi, con l'euro, come abbiamo visto sopra, riguarda anche i prodotti nazionali. 

Qualche riga, nel report, è poi dedicata anche a 2 trattati europei di nostra conoscenza: il TTIP e il Fiscal Compact. Si fa fatica a stabilire quale sia il più inquietante tra i due, comunque se non sapete di cosa si tratta potete farvene un'idea leggendo questo post in cui parlavamo del TTIP e questo in cui parlavamo del Fiscal Compact.

Ma ecco che finalmente veniamo ai dati sull'economia italiana per il 2013. Qui abbiamo ancor meno ragioni di star sereni, sembra di leggere un bollettino di guerra: la spesa delle famiglie si è contratta del 2,6%, il reddito reale disponibile delle famiglie è sceso dell'1,1%, gli investimenti si sono contratti del 4,7%, le esportazioni sono ristagnanti (+0,1%), le importazioni si sono ridotte del 2,8%, la produzione industriale è scesa del 3,2%, il numero di occupati si è ridotto del 2,1% e, dulcis in fundo, il PIL è calato dell'1,9%. Per farsi un'idea della gravità di questi dati basti pensare che sono state circa 111.000 le chiusure aziendali nel 2013 e ben 370.000 i nuovi disoccupati. E tutto questo mentre il rapporto Debito pubblico/PIL passava dal 127 al 132,6%. 

Vi abbiamo spaventati? Dai, tranquilli, questo è il passato! Ora è arrivato lui, Matteo il matador, a tirarci fuori dal baratro in cui siamo precipitati. Basta austerity, basta vincoli, ora restituiremo i soldi agli italiani! Lo ha detto lui, no? Ma certo, altrimenti perchè oltre 11 milioni di nostri concittadini lo avrebbero votato appena qualche giorno fa? Sì, deve essere così. Deve per forza essere così. Ma allora perchè la Banca d'Italia nel suo report ci dice che nel DEF di aprile il governo Renzi si è impegnato a ridurre l'indebitamento netto dal 3% del 2013 al 2,6% per il 2014, appesantendo ulteriormente l'austerità lettiana? E non è finita qui! Il governo Renzi ha messo nero su bianco anche l'obiettivo di ridurre ulteriormente l'indebitamento all'1,8% nel 2015 e di giungere addirittura al pareggio di bilancio nel 2016!

E gli 80 euro? Quelli almeno ce li darà veramente, no? No! Altro che bonus strutturale, dal decreto risulta che il bonus è concesso unicamente per il 2014. Inoltre le coperture sono per il 70% di carattere temporaneo, questo vuol dire che bisognerebbe trovarne di nuove per rifinanziare la manovra anche per il 2015. Ma se già dobbiamo ridurre la spesa fino al pareggio di bilancio dove li troviamo questi soldi? E poi c'è anche il Fiscal Compact, Renzi lo vuole rispettare, come facciamo? Bene, a questo punto è chiaro che ci siamo fatti fregare un'altra volta. Altro che restituire i soldi agli italiani, entro il 2018 saremo tutti in fila alla Caritas.

giovedì 29 maggio 2014

I mercati non si accontentano di 80 euro: ecco cosa pretendono

A pochi giorni dalla vittoria schiacciante alle europee, Renzi deve fare i conti con i mercati. Perchè se in patria il 40,81% dei votanti gli ha conferito una delega piena e indiscussa, una fiducia senza se e senza ma, l'agenzia di rating Fitch ritiene rassicurante e soddisfacente il successo elettorale del premier, ma si dimostra ben più esigente degli 11 milioni di elettori PD. La Fitch infatti, come riportato in questo articolo, ora pretende le riforme per poter considerare stabile e migliorata la situazione del nostro Paese. 

Innanzitutto ci chiediamo: è davvero un buon segno se i mercati sono rassicurati dal consolidamento del governo Renzi? Ci ricordiamo tutti come nel 2011 Mario Monti ci sia stato imposto proprio dai mercati, dopo che gli stessi avevano di fatto provocato il fallimento del nostro Paese, oltre che del governo Berlusconi. Una volta insediato, il bravo curatore fallimentare Monti ha ripagato coi nostri soldi, a suon di tagli e nuove tasse, una parte dei crediti delle banche tedesche e francesi, con le sue celebri manovre "lacrime e sangue". Per chi se ne fosse dimenticato, tra i vari provvedimenti all'insegna del rigore e dell'austerity attuati dal governo Monti, abbiamo avuto un aumento generalizzato dell'età pensionabile (accompagnato tra l'altro dal gravissimo problema degli esodati), un sostanzioso aumento delle tasse (in primis l'aumento dell'IVA di due punti percentuali), l'entrata in vigore dell'IMU, tagli ai posti letto negli ospedali, ecc...


Già questa breve parentesi dovrebbe farci riflettere sul vero significato della parola "riforme". Se un tempo infatti questa parola indicava provvedimenti legislativi che miravano a migliorare le condizioni di vita dei lavoratori e dei cittadini in generale, oggi "riformista" è solo un’etichetta che chiunque può appiccicarsi addosso, e sono riformisti coloro che chiedono di ridimensionare drasticamente istituzioni e diritti introdotti dalla democrazia, come il welfare state, che minacciano l’efficienza e la competitività del mercato. Se le varie "riforme" di Monti non vi sono bastate a chiarire il concetto, passiamo ad esaminare l'operato del nostro acclamato Presidente del Consiglio. Pensate, per esempio, alla "riforma" di Renzi sul mercato del lavoro, che ha di fatto legittimato il precariato a vita (avevamo approfondito il Job Act in questo articolo). Per non parlare poi della cosiddetta "riforma" sull'abolizione delle Province, che non solo non le ha abolite, ma rese semplicemente non elettive (in linea, del resto, con altri provvedimenti annunciati, come la riforma al Senato e l'Italicum, che tendono verso una democrazia sempre più mutilata), ma addirittura ha aumentato l'organico dei consiglieri regionali e comunali di 25000 unità circa. Queste sono le "riforme" che ci ha fatto assaggiare Renzi finora, ma la Fitch, e i mercati in generale, pretendono molto di più. Renzi sarà l'uomo delle svendite del patrimonio pubblico al miglior offerente e delle privatizzazioni selvagge, come sta già dimostrando, ad esempio, con la proposta di vendere Raiway per 150 milioni di euro nonostante sia appena stata ristrutturata per la modica cifra di 700 milioni e sia la società che possiede la diffusione del segnale televisivo in tutto il territorio italiano (ci rendiamo conto?). E Renzi, come continua lui stesso a ripeterci, sarà anche l'uomo che rispetterà in toto le regole dell'Unione Europea, come il Fiscal Compact, che dal prossimo anno ci obbligherà a racimolare, tra tagli e nuove tasse, circa 50 miliardi di euro all'anno, per 20 anni (potete approfondire qui).


Ma una volta compreso che delle cosiddette "riforme" dobbiamo seriamente iniziare ad avere paura, come anche della fiducia dei mercati, è utile riflettere su cosa effettivamente questi siano. Il nostro sistema economico viene definito un'economia di mercato, e viviamo nel mito della libera concorrenza, che porterebbe effetti benefici se lasciata dispiegare in modo sempre più incontrollato, nonostante la spinta sia data solo ed esclusivamente dalla ricerca del profitto. Ed è proprio questa l'ideologia di fondo che sta alla base delle politiche economiche di deregolamentazione dei mercati e di privatizzazione dell'economia imposte dall'Unione Europea ai singoli stati membri. La cosa fondamentale da comprendere è che in realtà mercato sta per capitalismo, ovvero proprietà privata dei mezzi di produzione, non regolata da obiettivi razionali del sistema nel suo complesso. Questo sistema di produzione, che bisognerebbe tornare a chiamare con il suo nome, ha causato i peggiori disastri immaginabili, a partire dal surriscaldamento globale, passando per innumerevoli guerre combattute solo per poter vendere armi, fino alla continua instillazione di sempre nuovi bisogni e insoddisfazione in noi poveri consumatori. Il sistema capitalistico causa tutto questo non per una cattiveria intrinseca, ma semplicemente per poter continuare ad esistere, trascinandoci inesorabilmente in una spirale di spreco e ingiustizie. Come si evince chiaramente dall'interessante saggio di Vladimiro Giacchè, La fabbrica del falso, il mercato è solo un prestanome per nascondere quella parola non troppo gradita, che oggi infatti non viene quasi più nominata, cioè capitalismo. E continuare a credere che questo sistema possa essere benefico nonostante sia contraddistinto esclusivamente dalla ricerca del profitto personale è la vera menzogna su cui si basa tutta la nostra società.

Gli Stati, in particolare quando spogliati di ogni sovranità come nel caso dell'Italia, si limitano ormai a garantire la migliore esecuzione amministrativa alle scelte che vengono assunte da chi detiene il potere economico, ovvero le grandi multinazionali e le grandi banche. Non c'è quindi da stupirsi se la Goldman Sachs, come spiegato in questo articolo, a fine gennaio lamentava il fatto che l'Italia fosse troppo poco competitiva, e richiedeva urgentemente riforme strutturali. Allo stesso modo non c'è da stupirsi se oggi è la Fitch a fare le sue stesse richieste. Ciò che invece dovrebbe stupire è che ben 11 milioni di nostri concittadini, lo scorso 25 maggio, abbiano legittimato il terzo uomo consecutivo espressamente voluto dai mercati, proprio come i suoi due predecessori non eletti prima di lui, per rispettare con zelo e convinzione tutti i diktat finanziari. 

Insomma, nonostante gli slogan a effetto che sembrano promettere un cambiamento radicale rispetto al passato ("L'Italia cambia verso", #SenzaPaura, ecc...), la realtà che ci aspetta è ben diversa. Proprio oggi infatti Mario Monti è uscito alla scoperto dichiarando che Renzi segue la sua stessa linea politica e la sua stessa agenda (potete approfondire qui). Stupiti? Certo, siamo d'accordo con voi, il bullo fiorentino è più giovane e sorridente, confeziona battute spesso originali e vivaci, ma i fatti sono fatti, scherzi a parte.

mercoledì 28 maggio 2014

Dedicato a chi si è venduto... AGGRATIS!

Dopo il risultato alle elezioni europee, che hanno visto come unico grande vincitore quel Matteo Renzi nominato da Napolitano e dalla Troika per svendere il nostro bel Paese e per condannare milioni di lavoratori ad una precarietà perpetua, dobbiamo ammettere che la tentazione di fare le valige e andare nel posto più lontano possibile è stata fortissima. Del resto molti ragazzi lo hanno già fatto e c'è da scommettere che saranno sempre di più ora a decidere di scappare dall'Italia. Purtroppo questo non è un Paese per giovani, e non perde occasione di negarci qualsiasi speranza. In questo Paese perfino padri e madri sono così attratti dall'illusione di 80 euro in più in busta paga da essere disposti a vedere i propri figli costretti a cercar lavoro dall'altra parte del pianeta, salvo poi lamentarsi perchè li riabbracciano solo una volta l'anno, a Natale, quando va bene. Ah, che coraggio ci vuole ad essere italiani!

Noi, per ora, resteremo. Anche, non lo nascondiamo, per il gusto di poter sbattere in faccia a quegli 11 milioni di italiani le conseguenze del proprio voto a Renzi, d'altronde le occasioni certo non mancheranno. Anzi, ad appena 3 giorni dal voto abbiamo già un paio di chicche che non vediamo l'ora di illustrarvi. 

La prima riguarda i famosi "80 euro". Eh già, perchè qualcuno era felice di aver barattato il proprio futuro e quello dei propri figli per ben 80 euro. Ci mancherebbe, si tratta di una bella sommetta. Il "problema" però è che in ben pochi avevano capito che effettivamente non sarebbero stati 80 per tutti. Il bonus infatti è riproporzionato in base a vari parametri, come il reddito annuo del 2014 e il periodo lavorato nello stesso anno. Ma allora perchè Renzi e praticamente tutti i mezzi di informazione cosiddetti "ufficiali" hanno omesso tali dettagli limitandosi a bombardarci con lo slogan, sicuramente di maggior impatto, "80 euro per 10 milioni di italiani"? Se ancora non lo avete capito, forse il tweet di questa giovane lavoratrice potrà schiarirvi le idee:


Buongiorno! Era solo campagna elettorale in vista delle europee, altro che rilancio dell'economia e giustizia sociale. L'abbiamo ripetuto fino allo sfinimento all'interno di questo blog. E poi, fermo restando che vendersi è sempre sbagliato ed umiliante per la propria persona (figurarsi farlo per una miseria come 80 euro), noi lo abbiamo scritto più volte che il famoso bonus sarebbe stata solo un'illusione, considerando anche l'eliminazione delle detrazioni per coniuge e figli a carico, oltre che l'aumento di imposte quali la Tasi. Ciò che non ci aspettavamo, onestamente, era che così tanti italiani potessero farsi fregare in questo modo, e probabilmente non se lo immaginava neppure lo stesso Renzi. Evidentemente, dai recenti 20 anni di berlusconismo non abbiamo imparato ancora nulla, continuiamo a sopravvalutare i nostri concittadini nonostante ci abbiano ampiamente dimostrato la loro imperturbabile creduloneria mista ad una buone dose di menefreghismo. Dobbiamo sempre imparare dalla storia, e la storia berlusconiana ci insegna anche un'altra cosa: la maggior parte di quelli che ci sono cascati questa volta, faranno lo stesso alle prossime elezioni. D'altronde c'è già chi twitta messaggi del genere:


La seconda chicca del governo Renzi post-elezioni riguarda invece la decisione di rifiutare di discutere in Parlamento la proposta di legge del M5S sull'abolizione di Equitalia, quella società per azioni che lucra sulla riscossione delle imposte portando alla disperazione sempre più cittadini e piccole e medie aziende. Già, perchè mentre alle società del gioco d'azzardo vengono condonati qualcosa come 98 miliardi di euro di evasione fiscale e a Berlusconi è concesso di espiare un'evasione di 300 milioni di euro andando 4 ore alla settimana in un centro per anziani, i piccoli imprenditori vengono tartassati da Equitalia fino al suicidio (e spesso non si fermano neppure allora, come in questo caso) e addirittura gli anziani possono vedersi pignorare la propria pensione di 600 euro (qui la storia). Se la prima mossa di Renzi dopo il grande successo elettorale è proprio quella di impedire anche solo la discussione parlamentare sull'abolizione di Equitalia, fregandosene bellamente delle atrocità che questa compie, allora state certi che ne vedremo veramente delle belle da qui al 2018.

Qualche parola, infine, volevamo aggiungerla sull'informazione. Avete fatto caso che il 27 maggio non si è parlato praticamente per nulla del tanto sbandierato bonus di 80 euro che finalmente era arrivato nelle tasche degli italiani? La stampa si è limitata ad adulare a più non posso Matteo lo sbancatore, l'uomo dei record, e il motivo ci sembra piuttosto chiaro. Evidentemente parlare degli 80 euro il giorno della vittoria di Renzi avrebbe potuto svilirne i meriti, qualcuno avrebbe potuto perfino pensare che gli 80 euro e il trionfo renziano fossero collegati, non sia mai! Certo, è anche vero che perchè questo potesse accadere gli italiani avrebbero dovuto prima imparare a fare 2+2, e finora hanno dimostrato di non essere particolarmente abili in simili operazioni. Ma come sempre, nel dubbio, meglio mettere tutto a tacere.

giovedì 22 maggio 2014

La mossa segreta di Renzi dopo la sconfitta alle Europee, è già tutto deciso!

Matteo Renzi, quando il 17 marzo di quest'anno si è presentato dalla Cancelliera Merkel, nervoso come uno scolaretto, ha garantito, a nome di tutto il Paese (con che legittimità??), che "Noi rispettiamo tutti i limiti che ci siamo dati, a partire dai limiti del Trattato di Maastricht. Quindi l'Italia non chiede di sforare i limiti di Maastricht. L'Italia non vuole cambiare le regole, dando il messaggio che le regole sono regole cattive, che vengono da qualcuno fuori da noiLe regole ce le siamo date noi, insieme, e le regole sono importanti.". Tra queste famose regole, come saprete, oltre al Fiscal Compact, ci sono il vincolo del 3% per il rapporto deficit-PIL e il pareggio di bilancio, che è stato addirittura inserito in Costituzione con la legge n.1 del 20 aprile 2012. Il rispetto di queste regole comporta quindi inevitabilmente che ogni maggiore spesa dello Stato debba trovare copertura in maggiori tasse o eventuali tagli ad altre voci della spesa stessa.

L'intera campagna elettorale del PD in vista delle europee, come avrete certamente notato, si è imperniata totalmente sugli ormai famosi 80 euro, dietro cui il Partito cosiddetto Democratico si è rifugiato ogniqualvolta qualche "gufo" ha posto una qualunque perplessità sull'operato del governo Renzi. Ma alla luce di quanto appena detto sopra, è importante capire che gli 80 euro non sono un merito del governo Renzi, che non ha trovato questi soldi da nuova crescita o da maggior efficienza dello Stato (è ormai nota ad esempio la legge truffa sulle Province, che non le abolisce, ma le rende semplicemente non elettive, con conseguente risparmio nullo per la collettività e ulteriore deficit di democrazia), bensì dovrà appunto reperirli da nuove tasse (per esempio dall'aumento della Tasi) e da tagli alla spesa pubblica (per esempio gli enti locali dovranno tagliare gran parte delle loro spese, tra cui quelle per la sanità). 

Oltretutto, sempre per lo stesso motivo, si deve tener conto che tale manovra non porterà alcun beneficio alla nostra economia e ai consumi, se non in misura ridicola. E' chiaro infatti che se con una mano distribuisci gli 80 euro, ma con l'altra te li riprendi per mezzo di tasse e tagli alla spesa, alla fine il saldo resta nullo. Quindi niente rilancio dei consumi e niente crescita economica, come del resto ci ricordano anche le ultime stime sulla crescita del PIL nel 2014 (+0,6% secondo il FMI, che negli ultimi anni si è dimostrato sempre di manica larga nelle sue previsioni). Allora l'obiettivo, evidentemente, non può essere quello di rilanciare l'economia, e ne è dimostrazione ulteriore il fatto che non si tratta di un progetto di lungo periodo, bensì di un bonus una tantum previsto unicamente per il 2014. Allo stesso modo l'obiettivo perseguito dal governo per mezzo dell'erogazione del bonus non può tantomeno essere quello di promuovere la giustizia sociale, altrimenti i beneficiari di questa prima manovra di governo sarebbero dovuti essere quelli che un lavoro non ce l'hanno mai avuto e quelli che non ce l'hanno più, quelli che non riescono ad arrivare alla fine del mese, non certo i "fortunati" che perlomeno un lavoro ce l'hanno.

A ben vedere allora l'unico vero obiettivo che il governo Renzi può perseguire per mezzo degli 80 euro è quello di proporre un voto di scambio a ben 10 milioni di italiani, per paura di una sempre più probabile figuraccia alle urne. Ciò è chiaro per almeno tre ragioni, oltre a quella, già vista poco più su, per cui la manovra non è concretamente in grado di raggiungere nessun risultato dal punto di vista della ripresa economica. In primo luogo si deve tener presente che il ceto beneficiario del bonus in busta paga, ovvero i lavoratori subordinati con un reddito tra gli 8000 e i 25000 euro annui, è proprio quel bacino elettorale tradizionalmente del PD. Renzi cerca quindi di fugare eventuali dubbi del suo elettorato con qualche soldino in più in busta paga. In secondo luogo ricordiamo che il bonus, come anticipato prima, è tutt'altro che strutturale, in quanto già quest'anno le coperture sono ambigue e comunque dovranno essere confermate nella legge di stabilità di ottobre, mentre per gli anni successivi non c'è neppure una bozza di copertura. Va da sè che ciò rende il bonus un mero incentivo al voto, quindi una mancetta o voto di scambio che dir si voglia, piuttosto che una riforma seria e rivoluzionaria. Da ultimo, la terza e forse più importante ragione che ci porta a concludere che gli 80 euro sono puro e semplice voto di scambio riguarda la data scelta dal governo Renzi per la prima erogazione del bonus ai lavoratori: il 27 maggio, solo due giorni dopo quel voto alle europee che il PD sembra tanto temere.

Inizialmente ci sembrava che la scelta di una data successiva al 25 maggio, per l'erogazione dei primi 80 euro, potesse essere un'occasione sprecata per Renzi, dato che lo esponeva comunque alle critiche di chi sostiene che in realtà quei soldi non arriveranno mai in busta paga, ma ben presto ci siamo resi conto che ci sbagliavamo. In realtà questa scelta ha un enorme vantaggio. Mentre da un lato infatti Renzi ha potuto comunque sfruttare gli 80 euro come cavallo di battaglia durante tutta la campagna elettorale pre-europee, dall'altro lato lo stesso Presidente del Consiglio sa benissimo che il suo è un governo fragile, perchè non eletto da nessuno, e quindi un riscontro negativo alle europee, che sembra sempre più probabile, ne causerebbe direttamente una crisi di legittimità. Il popolo dimostrerebbe cioè che il governo che gli è stato imposto dall'alto non lo rappresenta, e sarebbe sicuramente legittimo, oltre che auspicabile (se ancora siamo in democrazia), chiedere a gran voce nuove elezioni politiche. Del resto il Movimento 5 stelle ha già annunciato che chiederà le dimissioni di Napolitano, garante fino allo sfinimento delle disastrose larghe intese, e lo scioglimento delle Camere subito dopo l'eventuale vittoria alle europee. 

Prima di analizzare più approfonditamente la strategia dell'eventuale post-sconfitta di Renzi, ci sembra però doveroso aprire una breve parentesi per rispondere a tutti coloro che ribattono che elezioni politiche ed elezioni europee non hanno nulla a che vedere le une con le altre, e che quindi un'eventuale vittoria del M5S non inficerebbe minimamente la legittimità del governo Renzi. Fiano, deputato PD, afferma che nella nostra Costituzione (talmente bella che cercano in tutti i modi di smantellarla) non c'è nemmeno un articolo in cui si sostiene che il Presidente del Consiglio debba essere eletto dal popolo tramite elezioni. La nostra, del resto, è una Repubblica parlamentare. Benissimo, però ci sono un paio di dettagli che sfuggono al nostro Fiano, come ad esempio il fatto che questo è ormai il terzo governo scelto dalla Merkel e dai mercati, a cui la maggioranza parlamentare ha dato la propria fiducia non per il bene del popolo italiano, ma per mero servilismo verso i poteri finanziari di cui questi sono portavoce. E ciò a prescindere dalla Costituzione, è un dato di fatto su cui siamo chiamati a ragionare, come cittadini italiani. Ma se a qualcuno non dovesse bastare, ricordiamo un altro dettaglio che non va trascurato, ovvero quelle sentenze di Corte Costituzione e Corte di Cassazione che dichiarano la palese illegittimità, oltre che del Porcellum, dell'intero Parlamento eletto con quella legge. Insomma, lo scioglimento delle Camere, secondo la Suprema Corte, sarebbe auspicabile a prescindere dalle elezioni europee, figuriamoci poi se il popolo si pronuncerà a favore di una forza politica che non fa parte delle larghe intese di governo! 

Ma torniamo ai nostri 80 euro. Concedere il bonus il 27 di maggio, a distanza di solo due giorni dalle elezioni, consentirà a tutti i media di dare risalto esclusivamente alla concessione del bonus e di mettere in secondo piano l'importanza del voto alle europee in caso di sconfitta del PD. Basti pensare che i giornali potranno pubblicare i risultati definitivi degli scrutini elettorali proprio il 27 maggio, in concomitanza quindi con l'erogazione degli 80 euro. In questo modo Renzi spera di rabbonire gran parte dell'opinione pubblica, cercando di metterla contro quegli stessi "gufi" che fino a poco prima avevano posto dubbi sulle coperture e che ora pretenderebbero nuove elezioni. In sostanza, in virtù di una promessa finalmente mantenuta, si cercherà di delegittimare chiunque proverà a pretendere che il voto alle europee porti allo scioglimento delle Camere e a nuove elezioni. "Renzi ha appena iniziato, ha dimostrato di fare quello che dice, lasciatelo lavorare ancora, dategli fiducia, 80 giorni sono pochi" eccecc... Riuscite a immaginarvelo? Noi sì!

Il 27 maggio, comunque vada il voto delle europee, TV e giornali ci bombarderanno di elogi verso il governo Renzi, prepariamoci e soprattutto cerchiamo di restare lucidi.  Come abbiamo visto si tratta di un bonus una tantum che non avrà alcun effetto sulla crescita e che non deriva da meriti del nuovo Presidente del Consiglio, ma semplicemente da nuove tasse e da tagli a servizi essenziali. Quindi non c'è alcun motivo per cui il governo Renzi dovrebbe essere rivalutato in seguito all'erogazione degli 80 euro, anzi, per tutti coloro che non li riceveranno questo provvedimento nasconde una vera e propria beffa. Questi infatti, oltre a non vedersi attribuire neppure un centesimo dal governo, saranno addirittura chiamati a pagare più tasse e a ricevere meno servizi per finanziare la manovra stessa. Per tutti gli altri invece gli 80 euro entreranno dalla porta e usciranno dalla finestra. Il bonus è solo un'illusione.

Non possiamo permettere che una volta di più Renzi si nasconda dietro agli 80 euro. Non possiamo e non dobbiamo farci incantare, siamo a un punto cruciale per dare una vera svolta al nostro Paese, per rendere effettivamente al popolo quella sovranità assoluta che gli riconosce l'articolo 1 della nostra Costituzione. Non possiamo accontentarci di questa mancetta, non umiliamoci, continuiamo a pensare in grande e a sognare in grande, per un futuro diverso. Ce lo meritiamo.

lunedì 19 maggio 2014

ELEZIONI EUROPEE: chi è il vero cambiamento?

Le elezioni europee sono ormai alle porte, così abbiamo deciso di provare a raccontarvi quale ragionamento abbiamo seguito noi nella nostra personale scelta di voto. Qui non vogliamo condizionare nessuno, la campagna elettorale la lasciamo ai politici. Noi vorremmo semplicemente provare a dare un punto di vista diverso sulla consistenza di queste elezioni europee e magari fornire qualche spunto di riflessione a chi legge, nella speranza che possa rivelarsi utile.


Il punto di partenza del nostro ragionamento sta nella domanda: quali sono i problemi prioritari riguardanti l'Europa? A questo proposito la nostra posizione sull'euro e l'austerità dovrebbe ormai essere piuttosto chiara. Come abbiamo visto in questo articolo infatti è ormai fuori discussione che l'austerity europea non faccia altro che danneggiare la nostra economia, senza darci alcun beneficio. E' evidente quindi che, se per ridurre il debito pubblico lo Stato è costretto ad alzare sempre di più le tasse e a ridurre drasticamente la spesa pubblica, allora l'unico risultato che si otterrà sarà quello di far crollare il potere d'acquisto dei cittadini e quindi la domanda interna del Paese. Da qui la chiusura di migliaia di aziende, a loro volta martoriate dalle tasse, e i tassi di disoccupazione a due cifre degli ultimi anni. D'altro canto però è l'euro lo strumento per mezzo del quale effettivamente l'UE può imporci di attuare queste politiche di austerity e, come se non bastasse, è sempre l'euro il diretto responsabile di un ulteriore fattore di crisi per il nostro tessuto produttivo. Essendo una moneta estera infatti l'euro, come abbiamo spiegato in questo articolo, è una moneta troppo forte per la nostra economia e rende i nostri prodotti molto meno competitivi rispetto a quelli esteri, in primis quelli tedeschi. Ecco quindi che crollano le esportazioni, nonchè il consumo di prodotti nazionali a vantaggio delle importazioni, e di conseguenza ecco ancora la chiusura di migliaia di aziende con la perdita di numerosissimi posti di lavoro.

A questo punto dovrebbe essere chiaro che l'austerità e l'euro sono i veri problemi da affrontare parlando di Europa. Già questa prima considerazione può quindi permetterci di escludere il PD di Matteo Renzi dalle nostre alternative di voto. Da un lato, infatti, il PD, nonostante provi a far finta di criticare l'austerità, ha ribadito più volte la propria volontà di rispettare tutte le regole e i vincoli comunitari, dal 3% di rapporto deficit/PIL al Fiscal Compact (un giochino che nel giro di 20 anni ci ridurrà così) passando per il pareggio di bilancio. Dall'altro lato poi, il PD ha sempre dichiarato fermamente la propria posizione pro-euro e d'altronde non potrebbe essere altrimenti, dato che sono stati loro, con il governo Prodi, a condurci in questo inferno spacciandocelo per l'inizio di una nuova era di pace e prosperità per i popoli europei (ricordate il famoso "lavoreremo un giorno in meno guadagnando come se lavorassimo un giorno in più"?). Ammettere il fallimento dell'euro, quindi, per quelli del PD sarebbe un autogol mostruoso, e proprio per questo non lo faranno mai.

Seguendo lo stesso ragionamento possiamo escludere anche Forza Italia e Nuovo Centrodestra, che proprio insieme al PD hanno votato "sì" all'introduzione del Mes, del Fiscal Compact e del pareggio di bilancio. Forza Italia e NCD inoltre sono membri del Partito Popolare Europeo (PPE), che è il partito attualmente maggiormente rappresentato in ciascuna delle istituzioni dell'Unione Europea e, considerando che anche il partito di Angela Merkel è membro di questo gruppo, è facile dedurre come proprio il PPE non abbia opposto alcuna resistenza, ma anzi abbia addirittura sostenuto le distruttive politiche di austerity degli ultimi anni. Inutile dire, quindi, che al contrario di quanto prova a farci credere Berlusconi nelle sue ultime dichiarazioni, si tratta anche in questo caso di forze politiche evidentemente pro-euro e pro-austerity.

Una volta eliminati PD, Forza Italia e NCD dal nostro panorama elettorale, restano quindi da valutare il Movimento 5 Stelle, Un'altra Europa con Tsipras, Lega Nord e Fratelli d'Italia. Tra questi, però, Un'altra Europa con Tsipras nel proprio programma elettorale si dichiara apertamente contrario all'uscita dall'euro e quindi possiamo tranquillamente scartarlo. Ma tale esclusione si basa anche su altre ragioni, sulle quali torneremo più tardi.

Per giungere finalmente al verdetto conclusivo allora non resta che chiedersi: "Come si fa ad uscire dall'euro e dall'austerità europea?". Questo è un punto fondamentale ai fini del voto, perchè il fatto che una forza politica denunci correttamente i veri problemi non comporta necessariamente il fatto che poi questi problemi li risolva. A nostro avviso quindi i requisiti fondamentali che deve possedere una forza politica che voglia tirarci fuori da questa trappola eurocratica sono la credibilità e un adeguato potere contrattuale nei confronti delle istituzioni europee.

Per quanto riguarda il primo fattore, la credibilità, intendiamo ovviamente coerenza e integrità. Appare subito evidente quindi come da questo punto di vista il M5S abbia decisamente una marcia in più, avendo sempre dimostrato di tener fede alle proprie promesse e al proprio programma e non facendosi mai coinvolgere in alcun tipo di scandalo, al contrario di Lega e Fratelli d'Italia che invece sono stati coinvolti in scandali come questo e questo e più volte hanno dato prova di scarsa coerenza. Si tenga presente, ad esempio, che sia la Lega che molti esponenti di Fratelli d'Italia, tra cui la stessa Giorgia Meloni che all'epoca era deputata per il PDL, votarono "sì" all'introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione.

In quanto al secondo fattore poi, il potere contrattuale, ci sembra quello più rilevante e decisivo. Oltre a valutare la bontà dei programmi e delle intenzioni infatti è fondamentale cercare di capire come poi le varie forze politiche possano tenervi fede. A nostro avviso, a tal fine non è sufficiente inviare una manciata di eurodeputati a Bruxelles, e questo innanzi tutto perchè il Parlamento europeo, proprio in virtù dell'assetto istituzionale assunto dall'UE, conta quasi zero ai fini delle decisioni finali. Pensate che non è neppure in grado di legiferare autonomamente! Il Parlamento Europeo quindi semplicemente non è in condizione di farsi protagonista di alcun tipo di cambiamento, neppure se lo volesse. A tal proposito vi consigliamo di guardare attentamente il video qui sotto, tratto dalla puntata del 14 maggio della Gabbia e in cui Paolo Barnard, a partire dal minuto 4:30, spiega chiaramente proprio l'inutilità del Parlamento Europeo:


Per questo motivo la strategia della Lega e di Fratelli d'Italia, e lo stesso discorso vale anche per Un'altra Europa con Tsipras, di mandare europarlamentari euroscettici a Bruxelles non ci sembra in grado di portare ad alcun risultato concreto. Questo nonostante la stima che proviamo nei confronti di alcuni di loro, specie per il professor Borghi, che da anni cerca di sensibilizzare l'opinione pubblica sui temi europei e soprattutto sulla moneta unica. Molto più incisiva ci sembra invece la linea scelta dal M5S. Grillo infatti ha dichiarato più volte che se il Movimento vincesse le europee, allora si aprirebbe necessariamente una crisi di governo che condurrebbe a nuove elezioni politiche. E' questa l'unica strada per uscire seriamente dai vincoli europei e dalla moneta unica: avere un governo nazionale che vanti un ampio consenso democratico e che sia disposto a tutto pur di tener fede alle promesse fatte ai propri elettori. Solo un governo nazionale forte infatti può davvero ricattare i massimi vertici europei per ottenere l'abolizione del Fiscal Compact, del pareggio di bilancio e un nuovo assetto monetario comunitario come potrebbe essere ad esempio quello del ritorno alle valute nazionali o quello dell'euro a due velocità, minacciando un'uscita unilaterale dalla moneta unica e magari anche dall'UE in caso contrario. Ogni altra via, che voglia cambiare l'Europa facendo la voce grossa alle sedute del Parlamento Europeo, nonostante gli slogan a volte anche condivisibili, rischia di trasformarsi in una mera illusione non sorretta da nessun concreto e realizzabile disegno politico.

Come Italia dobbiamo ricordarci di essere il terzo finanziatore dell'Unione Europea. Dobbiamo renderci conto che la stessa sopravvivenza dell'euro è subordinata alla nostra accettazione della moneta unica e che quindi avremmo un grandissimo potere contrattuale da esercitare nei confronti dell'Europa. Purtroppo però tale potere continuerà a restare inutilizzato finchè al governo avremo un partito fortemente europeista come il PD di Matteo Renzi, non c'è europarlamentare leghista che tenga. Finchè l'ultima parola su ogni decisione davvero importante spetterà al PD, in Europa non faremo paura proprio a nessuno e non saremo in grado di ottenere alcunchè. Ecco perchè alla fine abbiamo deciso di votare Movimento 5 Stelle alle prossime elezioni europee: perchè ci sembra l'unica forza politica che porta avanti, con coerenza e integrità, idee fortemente euroscettiche e di rinnovamento e, allo stesso tempo, ci sembra l'unica in grado di concretizzarle andando al governo di questo Paese e dando un vero e proprio ultimatum alle istituzioni europee.

Non deve infine suscitare grandi preoccupazioni la decisione del Movimento 5 Stelle di indire un referendum consultivo sull'uscita dall'euro, e non, come alcuni invece vorrebbero, di schierarsi direttamente a favore del ritorno alla valuta nazionale. Più volte infatti in questo blog abbiamo parlato della necessità di un vero cambiamento culturale, che si accompagni all'uscita dall'euro e che permetta ai cittadini di riappropriarsi direttamente della propria sovranità politica, economica e monetaria assumendosene la responsabilità. In breve, secondo noi è necessario che ognuno si attivi e si informi autonomamente sulla "cosa pubblica" e che sia in grado di formarsi una propria opinione critica sui temi più importanti, altrimenti tornare alla sovranità nazionale non servirebbe a niente dato che si risolverebbe in un mero passaggio di mano dalle istituzioni comunitarie a quella stessa classe politica che, svendendoci al miglior offerente, ci ha trascinati nell'attuale catastrofe economica e sociale. Insomma, la sovranità, per quanto fondamentale, è solo uno strumento, ed è perfettamente inutile se il popolo non la esercita attivamente, diventando rappresentante di se stesso.

Come detto all'inizio, comunque, questa è solo la nostra personale lettura dell'attuale scenario politico italiano in vista delle europee, quindi non pretendiamo di convincere nessuno, al massimo di stimolare una riflessione e magari un dibattito aperto. Proprio a questo proposito infatti speriamo di leggere vostri commenti in cui ci dite se siete d'accordo con la nostra lettura o, se siete in disaccordo, ci piacerebbe sapere come la pensate. Buon voto a tutti!

sabato 17 maggio 2014

Un altro motivo per non fidarsi di Renzi

Facciamo un gioco, provate a indovinare chi ha pronunciato questo discorso:

"Io mi permetto di formulare anche qui a Bologna, di esprimere anche qui a Bologna una nota di ottimismo e di fiducia. Ciò che mi viene rimproverato, l'ottimismo e la fiducia, [...] e sono così convinto però che senza l'ottimismo e la fiducia, di fronte alle difficoltà della vita, non potremmo fare altro che difenderci, od arretrare, o rinunciare. Io invece ho fiducia nella possibilità di far sì che l'Italia accresca il suo ruolo, il suo prestigio e la sua influenza internazionale [...]. Fiducia nella possibilità di fare avanzare la nostra vita democratica attraverso revisioni, cambiamenti, trasformazioni [...]. Io ho fiducia nella possibilità di metterci definitivamente alle spalle gli anni della crisi economica, della insicurezza e della incertezza e di entrare in un periodo che possa durare a lungo di forte sviluppo del nostro paese."

Crediamo di sapere a chi state pensando: ha la "c" aspirata e crede di essere circondato da gufi? In effetti non c'è da stupirsi se vi è venuto in mente proprio lui, viste le inquietanti similitudini che anche noi abbiamo riscontrato, ma vi riveliamo che questo discorso politico risale al 3 novembre 1984, e fu pronunciato da Bettino Craxi. Sono passati quasi 30 anni, per cui nessuno ci accuserà di essere conservatori e gufi se facciamo notare che le belle, quanto vuote, parole pronunciate da Craxi si sono poi rivelate, appunto, totalmente astratte, un semplice mezzo di propaganda per attirare demagogicamente consensi.

Come ricorderete, Craxi all'inizio degli anni '90 fu coinvolto negli scandali di Tangentopoli. Subì infatti due condanne definitive per corruzione e finanziamento illecito al Partito Socialista Italiano, e morì in Tunisia, dove era scappato, mentre erano in corso altri quattro processi contro di lui. Il governo e il partito di Craxi erano stati sostenuti anche da Silvio Berlusconi, suo amico personale (oggi in "profonda sintonia" con il nostro Renzi).

Alcuni di noi ancora non erano nati nel lontano 1984, altri forse erano troppo giovani, ma chi ha vissuto intensamente quegli anni come può cadere nella rete del cosiddetto "nuovo che avanza"? Vogliamo ricordare che, tra le altre cose, Renzi ha già sulle spalle una condanna in primo grado della Corte dei Conti  per danno erariale, risalente al 2011, alla quale l'ex sindaco ha fatto ricorso in appello. Ma ovviamente televisioni e giornali non ne parlano, mentre la giustizia italiana fa, come al solito, il suo lungo corso. Insomma, il "nostro" premier, mai eletto, è stato condannato, in particolare (potete trovare maggiori informazioni in questo articolo), per assunzioni clientelari, per un danno di 2.155.000 euro e per aver speso circa 600mila euro di soldi pubblici in cinque anni tra viaggi, ristoranti, pasticcerie di lusso, regali e ospitalità (tanto per citare un esempio: la gita di Renzi negli Stati Uniti nei giorni in cui Obama fu eletto presidente è costata ben 70mila euro). 

Non proprio un modello di diligenza ed onestà, non trovate? E questo è solo il biglietto da visita! Per il resto, potete facilmente verificare come, giorno dopo giorno, Renzi stia smentendo ad una ad una tutte le promesse che ha fatto, a partire da quella, allora celebre ma oggi, apparentemente, dimenticata, della rottamazione delle vecchie cariatidi del suo partito (vi consigliamo di leggere questo articolo, in cui abbiamo intrapreso l'arduo compito di provare a riunire le promesse disattese del neo-premier).

Dove vogliamo arrivare? Vorremmo semplicemente che nessuno più si affidasse ciecamente alle promesse del politicante di turno, adagiandosi in un limbo di disinformazione e apatia. Il discorso di Craxi che abbiamo riportato all'inizio mostra chiaramente come gli astratti temi trattati per attrarre consenso siano rimasti gli stessi negli ultimi 30 anni, così come le belle parole per trasmetterli al meglio. Si passa da "ottimismo" e "fiducia", concetti che oggi sono i cavalli di battaglia di Renzi, ad una "incertezza" da lasciarci alle spalle che ci ricorda molto la "palude" renziana.

Dalla pagina facebook del premier, 16/05/2014: "Io non vi chiedo di avere fiducia in me, vi chiedo di avere fiducia in un noi, che è molto più grande di Matteo e degli altri candidati, vi chiedo di avere fiducia nell'Italia, il tempo più bello per l'Italia ancora non è arrivato."

Ci è richiesto, insomma, di fidarci ciecamente dei nostri rappresentanti, che sicuramente sapranno cosa è meglio per noi (siate ottimisti, suvvìa!), e sicuramente faranno ciò che hanno promesso, no? In realtà no, come ci hanno dimostrato prima Bettino Craxi negli anni '80, e poi anche Silvio Berlusconi negli ultimi 20 anni. Questi due signori a quanto pare hanno insegnato molto a Renzi in tema di promesse, e l'allievo ci sembra già sulla buona strada per superare i maestri.

E' arrivato il momento di allontanarci da questo modo apatico di vivere la politica e risvegliarci dal torpore di questa fiducia incondizionata che siamo disposti a donare, contro qualsiasi evidenza logica, spesso solo per abitudine o per paura di vivere un cambiamento che sia vero. E' ora di tornare ad essere protagonisti della nostra storia, cittadini informati, giudici dei nostri rappresentanti e del loro dovere, fino ad essere addirittura rappresentanti di noi stessi. La scelta è solo nostra.

venerdì 16 maggio 2014

Questa volta è l'ISTAT a sbugiardare Renzi: rosiconi anche loro?

Dopo questa dichiarazione dell'eurodeputata tedesca Ska Keller, che a Ballarò spiegava come l'euro effettivamente avvantaggi le esportazioni tedesche ai danni di quelle degli altri partners europei, ecco che arrivano i dati Istat relativi alla crescita in Italia nel primo trimestre del 2014 a ribadire il concetto. 

Tanto per far capire la gravità di questi dati, si consideri che non registravamo livelli così bassi di PIL dal 2000, il che equivale a dire che siamo tornati indietro di ben 14 anni! In pratica, il PIL italiano è diminuito dello 0,1% rispetto all'ultimo trimestre del 2013 e dello 0,5% rispetto al primo trimestre del 2013, e se la situazione dovesse restare invariata chiuderemmo il 2014 con una crescita del PIL pari al -0,2%. Ben un punto percentuale in meno rispetto al +0,8% previsto dal governo Renzi nel suo DEF di aprile, stima che a detta dello stesso Presidente del Consiglio doveva addirittura essere prudenziale. 

D'ora in avanti, quindi, Monti, Letta e Renzi non saranno più accomunati dal solo fatto di non essere passati dalle elezioni prima di diventare Presidenti del Consiglio, ma anche da una fervida immaginazione economica in grado di trasformarsi regolarmente in gaffes mostruose. Siamo passati dalla famosa "luce in fondo al tunnel" di Monti nel 2012 ai "reali segnali di ripresa" di Letta nel 2013 per giungere infine alla nuova e delirante illusione renziana sul 2014. Insomma, ancora non ci siamo stufati di credere alle menzogne dei burattini mandati da Bruxelles?

Finchè resteremo in questo sistema dell'euro nessuna ripresa economica sarà possibile, e ciò tendenzialmente per due ragioni. Innanzi tutto perchè l'euro è lo strumento per mezzo del quale l'Unione Europea (leggi Germania) può imporci le proprie politiche di austerity e, in secondo luogo, perchè l'euro ha reso molto meno competitive le nostre esportazioni (qui abbiamo spiegato come funziona). Mentre le politiche di austerity, fatte di tagli e tasse, non fanno altro che annichilire la domanda interna dei Paesi, mettendone in ginocchio il tessuto produttivo, l'euro non permette a queste aziende, sempre più schiacciate dai debiti e dalle tasse, neppure di trovare sbocco sul mercato estero. Ecco perchè non dobbiamo stupirci se anche in questo primo trimestre del 2014 in Italia hanno chiuso i battenti ben 3811 aziende (+4,6% rispetto al primo trimestre del 2013: qui la fonte) e la situazione non accenna a migliorare.

Stando all'interno dei vincoli comunitari non saremo mai in grado di risolvere il più grave problema che affligge la nostra economia, cioè quel livello esorbitante di tassazione che da anni rende la pressione fiscale italiana la più pesante al mondo (lo dice il Sole24Ore in questo articolo). Anzi, la tassazione in Italia non potrà che aumentare sempre più, soprattutto a partire dall'anno prossimo per via del Fiscal Compact. Per questo il bonus di 80 euro proposto da Renzi non è altro che voto di scambio: perchè non avrà alcun effetto sulla crescita. Questo, in primis, in quanto non si tratta di una misura strutturale (che varrà per sempre), ma per l'appunto di un bonus concesso solo per il 2014 e, in secondo luogo, in quanto, proprio per via dei rigidi vincoli comunitari, ad ogni diminuzione di tasse devono corrispondere necessariamente maggiori entrate per lo Stato da altre vie, ed ecco quindi sbucare aumenti della TASI, delle accise, ecc. D'altronde lo stesso DEF varato dal governo Renzi ammette nero su bianco che nel 2014 la pressione fiscale aumenterà dello 0,2% rispetto al 2013, quindi di cosa stiamo parlando? 

Dovremmo smetterla, una volta per tutte, di credere ciecamente ai governi di nominati che si avvicendano alla guida del nostro Paese e che, tra una promessa e l'altra, ci stanno traghettando verso la Grecia. Alle prossime elezioni europee del 25 maggio avremo finalmente la grande possibilità di manifestare, tramite il voto, il nostro netto dissenso verso questo sistema eurocratico dominato dalla finanza e verso i suoi servi fedeli. Se saremo tanti non potranno più ignorarci, e potremo legittimamente pretendere nuove elezioni politiche. E' la nostra ultima occasione di farci sentire, in modo democratico, prima del 2018, scadenza apposta da Renzi al suo stesso mandato. Non ce ne saranno altre.