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sabato 26 aprile 2014

Prima di festeggiare la liberazione, conquistiamola!


Ieri abbiamo festeggiato il 25 aprile, 69 anni dopo la fine dell'occupazione tedesca in Italia. Molti di noi hanno felicemente trascorso la giornata a casa dal lavoro, come un meritato giorno di festa. Ma molti altri, circa 3,3 milioni, hanno trascorso la giornata a casa dal lavoro, ma non perchè fosse festa. Per loro purtroppo è stata una giornata come le altre. 

Il mondo come lo conosciamo, il nostro Paese come lo conosciamo, stanno andando a rotoli. Ieri abbiamo festeggiato la liberazione dell'Italia dagli invasori, e sembra così lontano il 1945, ma non è mai stato così vicino. Pertini, nel suo celebre discorso del 25 aprile, tuonava: “Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l’occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire”. 69 anni fa il nemico era riconoscibile, la causa di crudeltà, miseria, fame e stenti era solo una: la guerra. Gli eroi di quegli anni hanno combattuto per le loro terre, per le loro famiglie, per la loro libertà. Gli eroi dei nostri anni devono combattere per le stesse ragioni. 

Oggi non siamo in guerra, oggi apparentemente viviamo in pace, in un Paese civile, grazie al sacrificio e al sangue dei nostri avi, che sono morti per donarci la libertà. Ma memori di questo sacrificio non possiamo ignorare che la pace è un'illusione, in una società in cui non abbiamo il coraggio di chiamare le cose con il loro nome. La pace è apparente, perchè volendo possiamo chiudere gli occhi, non guardare oltre il nostro naso e decidere che non ci interessa in cosa consistano le cosiddette "missioni di pace" in cui l'Italia è impegnata. 

La tanto decantata civiltà che abbiamo raggiunto è apparente anch'essa, perchè una società che non si preoccupa del povero, del debole, dell'ultimo, ma insegue solamente logiche di profitto e opportunismo, è una giungla in cui vige solamente la legge del più forte. In cui un barbone disperato ai bordi della strada suscita solo fastidio, come la tessera sbagliata di un puzzle, perchè non si incastra nel mondo che hanno costruito per noi, in cui è degno di ammirazione solo chi possiede cose, denaro. In questa logica un personaggio pubblico come la responsabile della giustizia nella segreteria del Pd, Alessia Morani, può permettersi di dire che chi non ha reddito non ha combinato nulla nella vita. In questa società milioni di Italiani ancora donano il loro voto a un pregiudicato, perchè nonostante tutto è stato capace di costruirsi un impero praticamente dal nulla, e continua a suscitare ammirazione e rispetto in molti proprio in virtù di questo.

Nella nostra società anche la libertà è ormai solo apparente, quella libertà per cui sono morti i nostri genitori e i nostri nonni. Oggi la guerra è molto più sottile, abilmente mascherata, e non si combatte solo fuori dai nostri confini. Vi è un'altra guerra che è fatta a spese dei popoli e delle loro sovranità. Oggi il regime europeo impone il rispetto di parametri totalmente arbitrari, che impediscono agli Stati di attuare qualsivoglia politica seria di aiuto e di rilancio della propria economia. Siamo stati privati della sovranità monetaria ed economica, perchè ci è stata imposta dall'alto una moneta straniera, totalmente sbagliata per la nostra economia, in perenne rivalutazione, che ci ha condannati ad essere sempre meno competitivi, soprattutto rispetto ai nostri cugini tedeschi, che si sono invece visti regalare con l'euro una svalutazione perenne rispetto al vecchio marco. La competizione, in un sistema di cambi fissi, è attuabile solo a ribasso sui salari dei lavoratori, sempre più magri.

L'Europa, nata come un progetto di unione, armonia, pace, reciproco aiuto, si è trasformata solamente in un'altra giungla, ancora più intricata e selvaggia, in cui i popoli lottano gli uni contro gli altri, in cui guadagnano solo le elites finanziarie, a spese dei cittadini comuni. Mentre nell'alta finanza si specula e si guadagna anche sul fallimento di un Paese, il popolo è alla fame, la domanda interna è in continua decrescita a causa delle sempre maggiori tasse imposte dalle misure di austerity, a cui si affiancano gli ingenti tagli ai servizi e al patrimonio pubblico, sempre più alti, per fare cassa e ripagare un debito, costituito quasi esclusivamente da interessi, che si potrebbe ripudiare anche domani.

Prima del totale fallimento dell'Europa che ci siamo abituati a conoscere, è ora che noi tutti facciamo lo sforzo di uscire dal famoso tunnel. E' sempre più profondo, e andrà sempre peggio, finchè non ci riprenderemo in mano il nostro futuro. Come fare? Innanzi tutto, con la consapevolezza che le cose non vanno come devono andare. La direzione è sempre più chiara, se oggi a molti di noi sembra già di aver toccato il fondo, dobbiamo ricordarci che non c'è limite al peggio. Ogni giorno in più trascorso sulla via sbagliata ci avvicina alla rovina. Le prossime tappe sono per esempio il Fiscal Compact, che ci condannerà a morte, obbligandoci a trovare ogni anno circa 50 miliardi di euro da tagli e nuove tasse per ripagare il debito (abbiamo approfondito l'argomento in questo articolo). Anche il Jobs Act di Renzi, se attuato, porterà a conseguenze catastrofiche per noi cittadini, dato che ci condannerà a vita al precariato, e quindi all'incertezza e alla schiavitù della competizione tra poveri, in cui ci costringeranno ad accettare qualsiasi lavoro per sopravvivere, per poi scaricarci dopo 3 anni al massimo, cioè al termine del periodo in cui non sarà previsto nessun tipo di tutela per il lavoratore dal licenziamento (ne abbiamo parlato in questo post).

Ma alla consapevolezza non deve far seguito la rassegnazione. Se le cose vanno sempre peggio, sta a noi provare a cambiarle. Un'alzata di spalle non ci salverà a lungo dal disastro. Oggi è arrivato il momento di scegliere, è finito il tempo delle false promesse, delle incoerenze, delle bugie, dei vecchi partiti. Ed è finito il tempo del disinteresse e dell'accettazione passiva della perdita di fette sempre più grandi di democrazia. Oggi tutti noi, come popolo, abbiamo il dovere di far sentire la nostra voce, di tornare a decidere per noi stessi, perchè un popolo sovrano e informato farà sempre le scelte giuste per la collettività. Non c'è più tempo da perdere, dobbiamo lottare "per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine", oggi come 69 anni fa, è il momento di riprenderci la dignità, la giustizia, la libertà. Dipende da noi.

1 commento:

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