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domenica 12 gennaio 2014

Vivere 150 anni è possibile? Chiedete agli Hunza!

Navigando nel web abbiamo scoperto la curiosa storia di un popolo, gli Hunza, che vive nelle valli pakistane, ai piedi dell'Himalaya.

Finchè la globalizzazione non ha bussato alla porta, questo popolo vantava una vita media intorno ai 150 anni e una vecchiaia estremamente attiva, in cui le donne generavano figli fino a 90 anni e gli uomini lavoravano nei loro campi anche a 100 anni inoltrati. Non solo, durante la loro lunga vita sembra non prendessero nemmeno un raffreddore, erano immuni da ogni tipo di malattia!

Gli Hunza erano caratterizzati da livelli di civiltà e spiritualità sconosciuti ai popoli limitrofi, ma soprattutto seguivano una dieta particolare. Questa si basava esclusivamente sui prodotti della terra che essi stessi coltivavano, e prevedeva anche periodi di "magra" in cui erano abituati a digiunare, ma senza risentirne minimamente.

A primo impatto può sembrare strano che un popolo con simili prospettive di vita si sia lasciato contaminare da un modello come quello occidentale, in cui le malattie sono all'ordine del giorno e la vita media è di circa 80 anni. Dopo " l'incontro tra culture" infatti, negli ultimi anni anche loro hanno imparato a conoscere le carie, le patologie cardiovascolari, i tumori, e quindi un progressivo deterioramento delle aspettative di vita.

Ma in realtà non è così difficile capire cosa li ha spinti a fare determinate scelte, è  successo lo stesso anche a noi!

Vi sembra normale che nel Paese che vanta la tradizione culinaria più prestigiosa e invidiata al mondo dobbiamo vedere fast food ad ogni angolo di strada? E vi sembra normale che la gente sia disposta ad andarci per mangiare cibi malsani e di dubbio gusto? C'è qualcosa che non va! 

Purtroppo tendiamo ad obbedire più alle massicce campagne pubblicitarie della multinazionale di turno, piuttosto che al nostro naturale istinto di autoconservazione. Finchè non ce ne renderemo conto, rimarremo sempre succubi di questi interessi meramente economici, che sono incompatibili, per usare un eufemismo, con il nostro benessere. 

Iniziamo a pensare ai nostri di interessi, vi va?


3 commenti:

  1. Concordo pienamente con questa breve analisi fatta circa i motivi che hanno spinto innumerevoli culture a contaminarsi con realtà accattivanti fino a smarrire la propria natura originaria. Essere coscienti di ciò ci può aiutare ad evitare comportamenti dati per scontati, tipo, giusto per fare un esempio : sono di fretta..non ho tempo...mi scaldo al microonde una confezione da supermercato surgelata ...e scappo.
    Ma siamo veramente sicuri di non avere tempo ? Forse è l' organizzazione che manca...dovremmo riflettere meglio anche sulla nostra gestione degli impegni e di conseguenza del tempo...

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  2. Ciao! ho iniziato a seguire il vostro blog, un po' per curiosità e trovo sia una bella idea. Cercate solo di fare attenzione alle bufale, questa degli Huntza è una delle preferite da siti vegani-complottisti e mi sono informato un po'.. Questa "leggenda" nasce da un libro scritto nel 1955 da un certo Rodale, in seguito sbugiardato da un medico di nome John Clarke che ha vissuto tra loro per venti mesi in modo da poter studiare le loro abitudini..Risultato? Soffrivano di tutte le comuni malattie che colpivano un paese povero (malaria, dissenteria, morbillo, ecc ecc) e campavano come tutti gli altri. Come è nata la leggenda? Il conteggio dell'età nella società Huntza non era necessariamente di tipo "biologico" ma veniva contata per l'esperienza e saggezza data dagli individui, così un 50enne poteva passare per 90enne se veniva considerato "saggio". Attenti alle bufale ragazzi!

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    1. Ciao! Ti ringraziamo per la segnalazione e per i complimenti sul blog. Comunque più che la storia/leggenda degli Hunza in sè, a noi interessava lo spunto che questa aveva da offrirci. In ogni caso cercheremo di stare più attenti alle bufale d'ora in avanti!

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